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Il Vescovo di Jesi

LETTERA AGLI ADORATORI n. 89 settembre 2019 1-

Il 14 settembre si celebra la festa della Esaltazione della Santa Croce. Esaltare: innalzare, lodare, congratularsi, vedere il bello. Si vuol sottolineare che la croce va esaltata non in quanto strumento di morte, ma in quanto strumento di vita. Quel Crocifisso, è risorto! Quel crocifisso è morto per amore. E 'il dono di amore di Dio che ha tanto amato il mondo da donare il Figlio. E 'quanto ci vuol dire il vangelo di questo giorno, tratto da Giovanni. Si legge: Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo è salvato per mezzo di lui ». 2- Dio infatti ha tanto amato il mondo: Così dice Gesù a Nicodemo. Sta qui, infatti, il punto di partenza di tutto. L'amore del Padre è manifestato in tante occasioni… Ma l'amore misericordioso del Padre ha riscontrato il suo culmine donandoci Gesù. Caratteristica del Padre è la misericordia, cioè il profondo amore per l'uomo.Pertanto se è vero che dietro la crocifissione di Gesù c'è l'odio del maligno e ci stanno le circostanze concrete (per es. Gli uomini coinvolti), anzitutto dobbiamo dire che dietro la croce ci sta l'Amore di Dio: La morte in croce è una scelta libera di Gesù. Un atto di amore fino al dono della vita per la nostra salvezza. Gesù non muore perchè Giuda lo tradisce, perché ho giudei lo rifiutano, perchè Pilato lo condanna… .. Semmai queste sono le circostanze, sono i mezzi per arrivare alla morte. Il motivo più profondo è un altro: è l'amore. Gesù ama ed è talmente obbediente al Padre ed ama talmente l'umanità da offrire la sua vita, da decidere liberamente di dare la vita.Forse accetterebbe di non morire dal momento in cui questa è richiesta via per dire all'uomo quanto grande è l'amore di Dio il quale “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna ”. (Gv 3,16-17). 3- Il senso e la spiegazione di quanto Gesù ha compiuto è soltanto l'amore! E nell'amore di Gesù possiamo contemplare l'amore del Padre. La croce è rivelazione dell'amore di Gesù, ma anche di tutto l'amore del Padre. Egli non è il giudice giusto e terribile che esige che sarà pagato un debito. La croce è espressione del suo amore. Il Padre è sulla croce, accanto al Figlio. Gesù può donarsi perchè è donato dal Padre.Il Figlio si offre, ma l'iniziativa è partita al Padre. Quell'annientamento per il bene dell'umanità in qualche modo investe anche il Padre. Nel dolore del Figlio Crocifisso si intuisce il dolore misterioso del Padre. Alla luce di questo allora possiamo vedere sul dialogo tra Gesù e Nicodemo. Anzitutto Gesù cita una antica figura: Come Mosè innalzò il serpente nel deserto ... Il riferimento è al tempo in cui Israele, dopo l'applicazione dall'Egitto, vagava nel deserto fra mille difficoltà. Dio aveva provveduto carne e pane, acqua e sostegno, ma sicuramente non era facile il cammino. Gli israeliti si lamentavano di Dio, mormorando continuamente. E così Dio mandò serpenti velenosi: molti di essi furono morsi e morirono.Dio provvide però anche alla loro salvezza, se ci fosse stato un segno di fiducia. E così suggerì un Mosè di fare un serpente di bronzo, di innalzarlo su un'asta: guardandolo, quelli che erano stati morsicati, usati salvarsi. Ora quel serpente innalzato rimanda a Colui che è veramente il salvatore di tutti. Per cui Gesù può dire: “Così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo”. Quell'innalzato significa anche glorificato, intronizzato. Così Gesù è il Messia, ma non nel modo secondo cui pensa Nicodemo: Gesù è il messia in quanto innalzato sulla croce: sulla croce condannato-innalzato-intronizzato-glorificato. Questo della croce è un tema ricorrente: Gesù non la perde mai di vista: per essa è venuto. E 'la via della vittoria,è pertanto la croce gloriosa .. Gesù innalzato ci attira a sè. Chi crede in lui ha la vita eterna, perchè credere è aderire, aderire a lui che è sorgente di vita. Tutto questo è possibile nel credere. Quindi credere è trovare se stessi, rifiutare Lui è perdere se stessi. 4- Ora è introdotto un discorso importante: Il Figlio non è venuto per condannare, ma per salvare. Dio vuole solo salvare. Dio ha creato per la vita e fa di tutto per portare gli uomini alla vita: questa è la misericordia. Ma bisogna attingere alla sorgente, che dona abbondantemente acqua, per dissetarsi; bisogna attingere alla vita per vivere. salva, ma accogliere la salvezza dipende ancora dall'uomo.5- Gesù innalzato è Gesù che sale sul trono. In altre parole l'innalzamento in croce è l'indicazione della regalità del Gesù. E 'l'ultimo atto di tutta una serie di indicazioni che Gesù è il re. E quanto stiamo dicendo lo facciamo soprattutto a Giovanni. La morte di Gesù è la rivelazione dell'amore di Dio. Ma all'interno di questo messaggio fondamentale ci sono altri segni rivelatori: nel racconto evangelico della passione e morte emerge con forza chi è Gesù: è il re. Ricordiamo alcuni di questi segni rivelatori: - prima fanno la farsa degli omaggi regali, nei quali Giovanni legge la regalità di Gesù: Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.E i soldati, intrecciata una corona di spina dorsale, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». Gv 19,1-3; - In Matteo cerca anche il riferimento alla canna-scettro: intrecciarono una corona di colonna vertebrale, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». - viene crocifisso, ma intanto tramite quella esecuzione è insediato sul suo trono regale: E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me ». Gv 12,32;- Pilato lo manda a morire, ma fintanto fa scrivere in tutte le lingue che Gesù è il re, affinchè la verità sia proclamata a tutti: Pilato componi anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: Gesù il Nazareno, il re dei Giudei. Gv 19,19-20. Ma ci sono altri segni che esprimono l'amore di Dio e presentano la croce come il linguaggio con cui Dio ha espresso il suo amore senza riserve: - Gesù ha sete per lontano compreso quanto incluso di noi, quanto ha sete della nostra fede ( Gv 19,28); - ci indica Maria come associata all'opera redentrice (figura della Chiesa) e ce la dona come madre del suo corpo totale (Gv 19,25-27); - Sulla croce Gesù sperimenta il rifiuto e l'odio dei nemici, l'abbandono degli amici, l'apparente scomparsa del Padre. Tutto sembra rovina e fallimento. Che tariffa? Ed ecco la risposta di Gesù: continuare ad amare. Tutti: “Padre, perdona loro; Padre nelle tue mani consegni il mio spirito ”(Lc 23,34.46) - Dichiarate che tutto è compiuto, si sono tenuti le profezie, il progetto di amore del Padre è realizzato, l'umanità è redenta (cfr Gv 19,30). - Ormai quell'amore, mille volte rifiutato, sarà comunque sempre una disposizione. Basta volgere lo sguardo a colui che hanno trafitto (Gv 19,37). Basta chiedere l'amore di Dio e impegnarsi a rispondere. Quanto più sembra prevalere il maschio, altrettanto la morte in croce di Gesù indica la vittoria dell'amore. 6- La croce dei cristiani. Cristo oggi continua nel suo corpo, la Chiesa, la sua fedeltà, fino alla morte. Ecco perché ha potuto dire: Un servo non è più grande del suo padrone. Se mi hanno perseguitato, perseguiteranno anche voi (Gv 15,20). La via di Gesù verso la resurrezione è la via della croce e della passione. Non può essere che così anche per i suoi seguaci. Oggi ci si ripropone il discorso del martirio in più parti della terra. Il martirio non è quindi qualcosa di eccezionale. E 'nella normalità delle cose. Non è detto che il sangue sia materialmente sparso, ma è certo che il dono della vita fa parte della realtà cristiana: Non esiste sequela senza croce. Per questo le nostre lamentele, le nostre, fughe, i nostri no di fronte alle situazioni impegnative della vita stanno ad indicare la nostra difficoltà e forse il nostro rifiuto a seguire Gesù nella sua passione. Per questo è importante contemplare Lui crocifisso, lui che versa il suo sangue, proprio per ritrovare quella pazienza necessaria che ci fa accettare ogni avvenimento e che fa entrare nella vita stessa di Gesù: “Pensate attentamente a colui che ha affrontato contro sé stesso grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato ... (Eb 12,3-6). Invoco su tutti, per intercessione di Maria, ogni benedizione del Signore Gesù. Don Gerardo Vescovo Per questo è importante contemplare Lui crocifisso, lui che versa il suo sangue, proprio per ritrovare quella pazienza necessaria che ci fa accettare ogni avvenimento e che fa entrare nella vita stessa di Gesù: “Pensate attentamente a colui che deve sopportare grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato ... (Eb 12,3-6). Invoco su tutti, per intercessione di Maria, ogni benedizione del Signore Gesù. Don Gerardo Vescovo Per questo è importante contemplare Lui crocifisso, lui che versa il suo sangue, proprio per ritrovare quella pazienza necessaria che ci fa accettare ogni avvenimento e che fa entrare nella vita stessa di Gesù: “Pensate attentamente a colui che deve sopportare grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato ... (Eb 12,3-6). Invoco su tutti, per intercessione di Maria, ogni benedizione del Signore Gesù. Don Gerardo Vescovo perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato ... (Eb 12,3-6). Invoco su tutti, per intercessione di Maria, ogni benedizione del Signore Gesù. Don Gerardo Vescovo perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato ... (Eb 12,3-6). Invoco su tutti, per intercessione di Maria, ogni benedizione del Signore Gesù. Don Gerardo Vescovo

Rete Mondiale di Preghiera “Cuore divino di Gesù, mi unisco a te nella mensa pasquale del sacrificio eucaristico, con la forza d’amore dello Spirito santo, per offrire al Padre le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, con Maria, madre e modello della Chiesa.” In particolare: Affinché le risorse del pianeta non vengano saccheggiate, ma condivise in modo equo e rispettoso.

CONTRIBUTO VOCAZIONALE a cura di DON MARCO MICUCCI Carissimi Adoratori, settembre è il mese delle ripartenze dopo la pausa estiva, e per la Chiesa è tempo dedito alla programmazione del nuovo anno pastorale che non coincide con l’anno solare. Ripartiamo certamente da Dio, dall’Alleanza tra Dio e l’umanità, tra la Sua infinita Misericordia e, mi sento di dire soprattutto, le nostre fragilità umane, intese come scarsa resistenza all’urto, al male fisico e morale, nonché inconsistenza, incostanza e fallacità. Sollevando di poco lo sguardo da questa accezione negativa, fragile è anche ciò che ha bisogno di essere maneggiato con riguardo, custodito, protetto e richiamando anche la nostra creaturalità evoca delicatezza, sensibilità, gentilezza, discrezione e cura. Dio sa che ci rompiamo con facilità e che trascorriamo del tempo della nostra vita a cercare e a raccogliere porzioni disperse di noi, che spesso ci appaiono troppo frammentate per ritornare a fare unità. Di fronte ai cocci di un vaso che ci stava a cuore noi cerchiamo di incollare le varie parti, scegliendo la colla più trasparente e tenace, nascondendo il più possibile ogni sbeccatura, facendo finta che non sia mai accaduto e che tutto sia come prima. Nelle ipotesi peggiori gettiamo via i tanti pezzi rotti con rammarico, ma facendocene una ragione: compreremo una cosa nuova. E se facessimo altrimenti? Se potessimo recuperare i frammenti sparsi per accostarli nuovamente e con un impasto di colla e polvere d’oro, ricomporre l’oggetto, spalmando sulle fratture l’impasto dorato e così ricongiungere le parti. Il risultato sarebbe un oggetto diverso da quello di prima, segnato da un rigagnolo d’oro che sgorga luminoso dalle ferite. Un oggetto unico, un’opera d’arte di altrettanta grande bellezza. E ora immaginiamo le mani di Dio all’opera su ciascuno di noi: dapprima nella nostra creazione e successivamente occuparsi delle conseguenze dell’urto del peccato: le rotture di legami, di cuori e di corpi, nonché delle sbeccature del male e delle crepe del dolore; contempliamo l’oro della Grazia, la vita del Figlio ricongiungere le nostre povere parti, vediamo la colla, la nostra natura, le nostre energie, la nostra forza e la nostra fede miscelarsi con l’oro della vita di Cristo, della Parola, dei sacramenti, della comunione fraterna. Ecco il vaso rinnovato dalla Grazia. Un capolavoro si ripete tutte le volte in cui Gesù tocca le persone, le guarisce, rende loro vita e salute, ma mai toglie la memoria del dolore o il segno della ferita, la consapevolezza della fragilità (quanti fatti di Vangelo testimoniano tutto questo in persone come Zaccheo, Levi, l’emorroissa, la donna curva o l’adultera perdonata). Accogliere e riconoscere in noi tutto questo è fondamentale per la nostra vita, nonché accompagnare, formare e far fiorire la vocazione è proprio partecipare a quest’opera artigianale di Cristo che ri-trova, ri-conduce, ricongiunge i pezzi separati del cuore e i frammenti dolorosi della vita per ri-portare all’unità. L’ultimo frammento che renderà l’opera compiuta sarà l’abbraccio con Gesù al termine della nostra vita: allora sarà tutto oro, come la piazza della città di Dio, la Gerusalemme nuova, dove Colui che siede sul trono dirà:” Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5). (Cfr. “Vocazioni”di maggio 2019, “La polvere e l’oro”). Preghiamo in particolare in questo mese per i nostri cari fratelli Emiliano Frattesi e Luigi Reccia che saranno ordinati Diaconi rispettivamente Domenica 8 settembre -ore 21.00- nella Chiesa di S.M.Kolbe e Sabato 14 settembre –ore 21.15- nella Chiesa di San Giuseppe. La Veglia di preghiera diocesana in preparazione dei due eventi si terrà venerdì 6 settembre –ore 21.15- nel Santuario della Madonna delle Grazie. Non dimentichiamo di accompagnare spiritualmente tutti i giovani diocesani in discernimento vocazionale, in particolare le due sorelle Romina Giacconi e Federica Bucci in cammino con le Suore del Preziosissimo Sangue, la carissima Lucia Barchi a pochi giorni dal suo ingresso nel monastero claustrale delle Clarisse di San Benedetto del Tronto, la sorella Chiara Belardinelli da tempo nel monastero di San Severino e tutti i nostri cari seminaristi e candidati al diaconato. Infine vi chiedo di cuore di sostenere nella preghiera anche tutti i preti diocesani che sono chiamati dal Vescovo a nuovi incarichi e missioni.

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