IL VESCOVO DI JESI

LETTERA AGLI ADORATORI n. 91 novembre 2019 A-

Carissimi Adoratori, Il mese di novembre si apre con la solennità di tutti i Santi e con la Commemorazione dei defunti. In ambedue i giorni è possibile leggere il vangelo delle Beatitudini. Il resto è proprio questa pagina che ci aiuta a comprendere cosa vuol dire essere santi e indica come vivere perché la morte risulti veramente una nascita alla Vita eterna. Vogliamo riproporla questa pagina tratta da Matteo 5,1-12: Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si posano a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché necessari in eredità la terra.Beati quelli che hanno fama e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di maschio contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli ». B- L'ascolto di questa pagina del Vangelo ci colpisce subito per una pretesa che ah: osare delle regole di gioia.Ci appare anche come una pagina assurda, perché dentro di noi istintivamente diciamo che altre sono le vie della felicità. Ma Gesù vuol innanzitutto sottolineare la falsità delle beatitudini del mondo. Le "Beatitudini", comunque, non sono solo una segnaletica (percorri questa strada e arriverai a ...). Sono un autoritratto, l'autoritratto di Gesù. Gesù per primo ha vissuto le Beatitudini, per cui il suo invito non è semplicemente “fai questo ... vivi così ...” ma “vieni e seguimi”. Seguire Gesù, imitare Gesù, vivere gli stessi sentimenti che furono in Gesù, vivere le beatitudini sono la stessa cosa. Vediamolo allora questo autoritratto di Gesù, come Gesù ha realizzato le Beatitudini, e di conseguenza vediamo cosa ciò vuol dire per noi.1- Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Gesù proclama beati i poveri. In spirito. Si sottolinea il vuoto che tutto riceve, e il vuoto assoluto riceve l'Assoluto. Il "Povero in spirito" ha già il regno. Gesù da a ricco che era si fece povero (2Cor, 8,9). Per noi che significa? Significa non crearsi esigenze inutili: in una parola, impariamo ad essere poveri e ad essere ricchi, ad essere sazi e ad una fama, ad essere nell'abbondanza e nell'indigenza. “Tutto posso in colui che mi dà forza”. E, come San Paolo, anche noi risulteremo vincitori nel combattimento spirituale, se manteniamo il cuore distaccato, libero da legami che schiavizzano.2- Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Gesù piange su Gerusalemme, piange per il peccato, non accetta la gioia del mondo, spesso viziata. Chi soffre perché il Signore non è amato o perché il mondo non è pieno di cuore, verrà consolazione: la gioia viene dal Risorto. 3- Beati i miti, perché erediteranno la terra Gesù si definisce acaro e umile di cuore (Mt 11,29) e conquista il mondo non con le armi ma con il dono della sua vita. L'acaro è il contrario di chi ha una mentalità vincente. Chi ama è acaro. Il povero in spirito è acaro. Solo questi sarà la terra promessa. 4- Beati quelli che hanno fama e sete della giustizia, perché saranno saziati.Gesù indica a Giovanni che bisogna avere ogni giustizia (cfr Mt3,15), bisogna essere sempre nella volontà del Padre. E noi, chiamati a seguire sempre la volontà di Dio, troveremo sazietà, cioè pienezza di vita. 5- Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Gesù incarna la misericordia del Padre. E 'il volto della misericordia di Dio. E di conseguenza insegna la misericordia (Siate misericordiosi, come è misericordioso il vostro Padre Celeste), pratica la misericordia. Ricordiamo le parabole della misericordia in Luca, il perdono all'adultera, gli insegnamenti sulla misericordia. Gesù insegna: Chi usa misericordia, chi si fa carico del maschio altrui con cuore compassionevole, otterrà lo stesso trattamento da Dio.6- Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Gesù è quel Sacerdote unico e sommo di cui abbiamo bisogno: “Santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli” (Ebr 7,26). Chi ha il cuore puro, innocente, chi si lascia purificare e cerca sinceramente Dio, Dio lo troverà. 7- Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Gesù, Principe della pace, nutre pensieri di pace e offre la pace usando lo spargimento del suo sangue: Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dá il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore (Gv 14,27). Fare pace è rendere fratelli gli uomini.E 'la gioia grande che si può osare a Dio, unire i fratelli: più che mai è opera di figli. 8- Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Lo stesso ladrone sulla croce riconosciuto l'ingiustizia che Gesù ha subito. “L'altro lo rimproverava:« Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di maschio ”(Lc 23, 40-41). Ma come agnello non ha aperto la bocca. Chi segue Gesù ha la sua stessa sorte. La stessa sorte di morte, ma anche la sua stessa sorte di vita e resurrezione. C-Siamo ormai capito che il messaggio di fondo delle Beatitudini è: Segui Gesù, in ogni situazione conforme alla tua vita a Gesù e sarai beato. Perchè è così difficile accogliere le beatitudini, cioè seguire Gesù? Perchè Gesù non indica solo un'altra strada di felicità, ma indica il tipo di felicità che lui propone. Una felicità che non interessa al mondo. L'abbiamo già ascoltato: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la vita nel mondo, io la do a voi ”(Gv 14,27). In altre parole noi vorremmo la gioia del mondo, fatta di salute, sicurezze umane, beni ecc. La via delle beatitudini non porta a questo tipo di gioia, bensì porta alla gioia che prova chi sperimenta l'amore; ma anche qui si tratta di un amore nuovo, non tipico degli uomini, perchè è quello di Dio. Per questo c'è una beatitudine che precede tutte le altre beatitudini e solo se vissuta accedi di entrare nello spirito delle beatitudini. E 'questa: “Beati quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 11,28). Invoco su tutti, per intercessione di Maria, ogni benedizione del Signore Gesù. Don Gerardo Vescovo beni ecc. La via delle beatitudini non porta a questo tipo di gioia, bensì porta alla gioia che prova chi sperimenta l'amore; ma anche qui si tratta di un amore nuovo, non tipico degli uomini, perchè è quello di Dio. Per questo c'è una beatitudine che precede tutte le altre beatitudini e solo se vissuta accedi di entrare nello spirito delle beatitudini. E 'questa: “Beati quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 11,28). Invoco su tutti, per intercessione di Maria, ogni benedizione del Signore Gesù. Don Gerardo Vescovo beni ecc. La via delle beatitudini non porta a questo tipo di gioia, bensì porta alla gioia che prova chi sperimenta l'amore; ma anche qui si tratta di un amore nuovo, non tipico degli uomini, perchè è quello di Dio. Per questo c'è una beatitudine che precede tutte le altre beatitudini e solo se vissuta accedi di entrare nello spirito delle beatitudini. E 'questa: “Beati quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 11,28). Invoco su tutti, per intercessione di Maria, ogni benedizione del Signore Gesù. Don Gerardo Vescovo Per questo c'è una beatitudine che precede tutte le altre beatitudini e solo se vissuta accedi di entrare nello spirito delle beatitudini. E 'questa: “Beati quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 11,28). Invoco su tutti, per intercessione di Maria, ogni benedizione del Signore Gesù. Don Gerardo Vescovo Per questo c'è una beatitudine che precede tutte le altre beatitudini e solo se vissuta accedi di entrare nello spirito delle beatitudini. E 'questa: “Beati quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica” (Lc 11,28). Invoco su tutti, per intercessione di Maria, ogni benedizione del Signore Gesù. Don Gerardo Vescovo

Rete Mondiale di Preghiera

“Cuore divino di Gesù, unisco a te nella mensa pasquale del sacrificio eucaristico, con la forza dell'amore dello Spirito santo, per offrire al Padre le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in tenuta dei peccati , per la salvezza di tutti gli uomini, con Maria, madre e modello della Chiesa. ”In particolare: Perché nel Vicino Oriente, in cui diversi componenti religiosi condividono il medesimo spazio di vita, il nasca uno spirito di dialogo, di incontro e di riconciliazione .

CONTRIBUTO VOCAZIONALE a cura di DON ANDREA COACCI

La chiamata di un amico Un amico è una persona con cui godiamo dell'affetto e del rispetto reciproci. Un vero e intimo amico è uno la cui anima è unita alla nostra, così come quella di David con Jonathan (1Sam 18,1). In conversazione o in silenzio, ci sentiamo a nostro agio nella compagnia dell'altro; di mentalità simile, solidale, affidabile, sempre alla ricerca del bene dell'altro. Dio, in Gesù Cristo, è nostro amico? “Per discernere la propria vocazione, bisogna riconoscere che essa è la chiamata di un amico: Gesù. Agli amici, quando si fa un regalo, si regala il meglio. E questo non è necessariamente la cosa più costosa o difficile da procurare, ma quella che sappiamo darà gioia all’altro.” (Christus Vivit n.287) “Voglio che sappiate che quando il Signore pensa ad ognuno, a quello che vorrebbe regalargli, pensa a lui come un suo amico personale” (CV n.288) Pensa ai tuoi giorni di scuola. Puoi vantarti apertamente di alcune cose, ma i tuoi segreti sono condivisi solo con il tuo amico più caro. Se hai un lavoro, quanto ti viene detto sui piani dell'azienda? Probabilmente, quel tanto che basta per fare il lavoro per il quale sei pagato. Come dipendente dell'azienda non sei a conoscenza dei piani strategici. Questo è esattamente ciò che Gesù intende in Giovanni 15,15: "Un servitore non sa cosa sta facendo il suo padrone". Ma le cose cambiano per i discepoli. I suoi discepoli non sono chiamati servi ma amici. La prova della sua amicizia? "Tutte le cose che ho sentito da mio padre ti ho fatto conoscere". I credenti sono amici di Cristo, in primo luogo, perché ha condiviso con loro il segreto del suo vangelo. “Prima di ogni legge e di ogni dovere, quello che Gesù ci propone di scegliere è un seguire, come quello degli amici che si seguono, si cercano e si trovano per pura amicizia. Tutto il resto viene dopo, e persino i fallimenti della vita potranno essere un’inestimabile esperienza di questa amicizia che non si rompe mai.” (CV n.290) Quando gli amici si incontrano, amano parlare! Condividono i loro problemi e le loro esperienze, discutono dei loro piani, del loro lavoro, dei loro figli e delle loro case. È concepibile che le persone possano smettere di comunicare e rimanere intime? Allo stesso modo, gli amici di Dio amano comunicare con lui. È un Dio che ascolta la preghiera, che non sonnecchia mai e non è mai sordo alle petizioni del suo popolo (Salmo 65,2; 121,3; 1 Giovanni 5,14). Coloro che sono amici non sono lenti ad esprimersi l'un l'altro i loro pesi e pensieri. L'amicizia porta i frutti della comunione e della somiglianza, ma implica anche impegno e responsabilità. In Giovanni 15,14 Gesù dice: "Sei mio amico se fai qualunque cosa ti comando". Un altro riferimento è in 1 Giovanni 2,3-6. Non possiamo pretendere di essere amici di Gesù Cristo se non cerchiamo di ascoltarlo di obbedirgli (ob-audire). Essere amici del Signore significa quindi avere fiducia in lui e nel suo volere. Questa fiducia è riecheggiata da Paolo in Galati 2,20 dove dichiara: "Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me. ". Se Cristo vive davvero in noi, rivelando i dolci segreti del suo vangelo eterno e comunicando con noi; e se di conseguenza le nostre vite sono conformi alla sua in obbedienza volontaria; allora abbiamo davvero un amico che "si avvicina di più di un fratello" (Proverbi 18,24).

_________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

Il Vescovo di Jesi

LETTERA AGLI ADORATORI n. 89 settembre 2019 1-

Il 14 settembre si celebra la festa della Esaltazione della Santa Croce. Esaltare: innalzare, lodare, congratularsi, vedere il bello. Si vuol sottolineare che la croce va esaltata non in quanto strumento di morte, ma in quanto strumento di vita. Quel Crocifisso, è risorto! Quel crocifisso è morto per amore. E 'il dono di amore di Dio che ha tanto amato il mondo da donare il Figlio. E 'quanto ci vuol dire il vangelo di questo giorno, tratto da Giovanni. Si legge: Gesù disse a Nicodèmo: «Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo è salvato per mezzo di lui ». 2- Dio infatti ha tanto amato il mondo: Così dice Gesù a Nicodemo. Sta qui, infatti, il punto di partenza di tutto. L'amore del Padre è manifestato in tante occasioni… Ma l'amore misericordioso del Padre ha riscontrato il suo culmine donandoci Gesù. Caratteristica del Padre è la misericordia, cioè il profondo amore per l'uomo.Pertanto se è vero che dietro la crocifissione di Gesù c'è l'odio del maligno e ci stanno le circostanze concrete (per es. Gli uomini coinvolti), anzitutto dobbiamo dire che dietro la croce ci sta l'Amore di Dio: La morte in croce è una scelta libera di Gesù. Un atto di amore fino al dono della vita per la nostra salvezza. Gesù non muore perchè Giuda lo tradisce, perché ho giudei lo rifiutano, perchè Pilato lo condanna… .. Semmai sono queste circostanze, sono i mezzi per arrivare alla morte. Il motivo più profondo è un altro: è l'amore. Gesù ama ed è talmente obbediente al Padre ed ama talmente l'umanità da offrire la sua vita, da decidere liberamente di dare la vita.Forse accetterebbe di non morire dal momento in cui questa è richiesta via per dire all'uomo quanto grande è l'amore di Dio il quale “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna ”. (Gv 3,16-17). 3- Il senso e la spiegazione di quanto Gesù ha compiuto è soltanto l'amore! E nell'amore di Gesù possiamo contemplare l'amore del Padre. La croce è rivelazione dell'amore di Gesù, ma anche di tutto l'amore del Padre. Egli non è il giudice giusto e terribile che esige che sarà pagato un debito. La croce è espressione del suo amore. Il Padre è sulla croce, accanto al Figlio. Gesù può donarsi perchè è donato dal Padre.Il Figlio si offre, ma l'iniziativa è partita al Padre. Quell'annientamento per il bene dell'umanità in qualche modo investe anche il Padre. Nel dolore del Figlio Crocifisso si intuisce il dolore misterioso del Padre. Alla luce di questo allora possiamo vedere sul dialogo tra Gesù e Nicodemo. Anzitutto Gesù cita una antica figura: Come Mosè innalzò il serpente nel deserto ... Il riferimento è al tempo in cui Israele, dopo l'applicazione dall'Egitto, vagava nel deserto fra mille difficoltà. Dio aveva provveduto carne e pane, acqua e sostegno, ma sicuramente non era facile il cammino. Gli israeliti si lamentavano di Dio, mormorando continuamente. E così Dio mandò serpenti velenosi: molti di essi furono morsi e morirono.Dio provvide però anche alla loro salvezza, se ci fosse stato un segno di fiducia. E così suggerì un Mosè di fare un serpente di bronzo, di innalzarlo su un'asta: guardandolo, quelli che erano stati morsicati, usati salvarsi. Ora quel serpente innalzato rimanda a Colui che è veramente il salvatore di tutti. Per cui Gesù può dire: “Così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo”. Quell'innalzato significa anche glorificato, intronizzato. Così Gesù è il Messia, ma non nel modo secondo cui pensa Nicodemo: Gesù è il messia in quanto innalzato sulla croce: sulla croce condannato-innalzato-intronizzato-glorificato. Questo della croce è un tema ricorrente: Gesù non la perde mai di vista: per essa è venuto. E 'la via della vittoria,è pertanto la croce gloriosa .. Gesù innalzato ci attira a sè. Chi crede in lui ha la vita eterna, perchè credere è aderire, aderire a lui che è sorgente di vita. Tutto questo è possibile nel credere. Quindi credere è trovare se stessi, rifiutare Lui è perdere se stessi. 4- Ora è introdotto un discorso importante: Il Figlio non è venuto per condannare, ma per salvare. Dio vuole solo salvare. Dio ha creato per la vita e fa di tutto per portare gli uomini alla vita: questa è la misericordia. Ma bisogna attingere alla sorgente, che dona abbondantemente acqua, per dissetarsi; bisogna attingere alla vita per vivere. salva, ma accogliere la salvezza dipende ancora dall'uomo.5- Gesù innalzato è Gesù che sale sul trono. In altre parole l'innalzamento in croce è l'indicazione della regalità del Gesù. E 'l'ultimo atto di tutta una serie di indicazioni che Gesù è il re. E quanto stiamo dicendo lo facciamo soprattutto a Giovanni. La morte di Gesù è la rivelazione dell'amore di Dio. Ma all'interno di questo messaggio fondamentale ci sono altri segni rivelatori: nel racconto evangelico della passione e morte emerge con forza chi è Gesù: è il re. Ricordiamo alcuni di questi segni rivelatori: - prima fanno la farsa degli omaggi regali, nei quali Giovanni legge la regalità di Gesù: Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare.E i soldati, intrecciata una corona di spina dorsale, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». Gv 19,1-3; - In Matteo cerca anche il riferimento alla canna-scettro: intrecciarono una corona di colonna vertebrale, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». - viene crocifisso, ma intanto tramite quella esecuzione è insediato sul suo trono regale: E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me ». Gv 12,32;- Pilato lo manda a morire, ma fintanto fa scrivere in tutte le lingue che Gesù è il re, affinchè la verità sia proclamata a tutti: Pilato componi anche l'iscrizione e il fatto posto sulla croce; vi era scritto: Gesù il Nazareno, il re dei Giudei. Gv 19,19-20. Ma ci sono altri segni che esprimono l'amore di Dio e vediamo la croce come il linguaggio con cui Dio ha espresso il suo amore senza riserve: - Gesù ha sete per lontano compreso quanto incluso di noi, quanto ha sete della nostra fede (Gv 19,28); - ci indica Maria come associata all'opera redentrice (figura della Chiesa) e ce la dona come madre del suo corpo totale (Gv 19,25-27); - Sulla croce Gesù sperimenta il rifiuto e l'odio dei nemici, l'abbandono degli amici, l'apparente scomparsa del Padre.Tutto sembra rovina e fallimento. Che tariffa? Ed ecco la risposta di Gesù: continuare ad amare. Tutti: “Padre, perdona loro; Padre nelle tue mani consegni il mio spirito ”(Lc 23,34.46) - Dichiara che tutto è compiuto, si sono vincolati alle profezie, il progetto di amore del Padre è realizzato, l'umanità è redenta (cfr Gv 19,30). - Ormai quell'amore, mille volte rifiutato, sarà comunque sempre una disposizione. Basta volgere lo sguardo a colui che hanno trafitto (Gv 19,37). Basta chiedere l'amore di Dio e impegnarsi a rispondere. Quanto più sembra prevalente nel maschio, altrettanto la morte in croce di Gesù indica la vittoria dell'amore. 6- La croce dei cristiani.Cristo oggi continua nel suo corpo, la Chiesa, la sua fedeltà, fino alla morte. Ecco perché ha potuto dire: Un servo non è più grande del suo padrone. Se mi hanno perseguitato, perseguiteranno anche voi (Gv 15,20). La via di Gesù verso la resurrezione è la via della croce e della passione. Non può essere che così anche per i suoi seguaci. Oggi ci si ripropone il discorso del martirio in più parti della terra. Il martirio non è quindi qualcosa di eccezionale. E 'nella normalità delle cose. Non è detto che il sangue sia materialmente sparso, ma è certo che il dono della vita fa parte della realtà cristiana: Non esiste sequela senza croce. Per questo le nostre lamentele, le nostre, fughe,i nostri no di fronte alle situazioni impegnative della vita stanno ad indicare la nostra difficoltà e forse il nostro rifiuto a seguire Gesù nella sua passione. Per questo è importante contemplare Lui crocifisso, lui che versa il suo sangue, proprio per ritrovare quella pazienza necessaria che ci fa accettare ogni avvenimento e che fa entrare nella vita stessa di Gesù: “Pensate attentamente a colui che ha affrontato contro sé stesso grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato ... (Eb 12,3-6). Invoco su tutti, per intercessione di Maria, ogni benedizione del Signore Gesù. Don Gerardo VescovoPer questo è importante contemplare Lui crocifisso, lui che versa il suo sangue, proprio per ritrovare quella pazienza necessaria che ci fa accettare ogni avvenimento e che fa entrare nella vita stessa di Gesù: “Pensate attentamente a colui che deve sopportare grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato ... (Eb 12,3-6). Invoco su tutti, per intercessione di Maria, ogni benedizione del Signore Gesù. Don Gerardo VescovoPer questo è importante contemplare Lui crocifisso, lui che versa il suo sangue, proprio per ritrovare quella pazienza necessaria che ci fa accettare ogni avvenimento e che fa entrare nella vita stessa di Gesù: “Pensate attentamente a colui che deve sopportare grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato ... (Eb 12,3-6). Invoco su tutti, per intercessione di Maria, ogni benedizione del Signore Gesù. Don Gerardo Vescovo perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato ... (Eb 12,3-6). Invoco su tutti, per intercessione di Maria, ogni benedizione del Signore Gesù.Don Gerardo Vescovo perché non vi stanchiate perdendovi d'animo. Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato ... (Eb 12,3-6). Invoco su tutti, per intercessione di Maria, ogni benedizione del Signore Gesù. Don Gerardo Vescovo

Rete Mondiale di Preghiera “Cuore divino di Gesù, unisco a te nella mensa pasquale del sacrificio eucaristico, con la forza d'amore dello Spirito Santo, per offrire al Padre le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, con Maria, madre e modello della Chiesa. "In particolare: Affinché le risorse del pianeta non sono saccheggiate, ma condivise in modo equo e rispettoso.

CONTRIBUTO VOCAZIONALE a cura di DON MARCO MICUCCI Carissimi Adoratori, settembre è il mese delle ripartizioni dopo la pausa estiva, e per la Chiesa è tempo dedicato alla programmazione del nuovo anno pastorale che non coincide con l'anno solare. Ripartiamo certamente da Dio, dall'Alleanza tra Dio e l'umanità, tra la Sua infinita Misericordia e, mi sento di dire soprattutto, le nostre fragilità umane, intese come scarsa resistenza all'urto, al maschio fisico e morale, nonché inconsistenza, incostanza e fallacità. Sollevando di poco lo sguardo da questa accezione negativa, fragile è anche ciò che ha bisogno di essere maneggiato con riguardo, custodito, protetto e richiamando anche la nostra creaturalità evoca delicatezza, sensibilità, gentilezza, discrezione e cura.Dio sa che ci rompiamo con facilità e che trascorriamo il tempo della nostra vita a cercare e cercare porzioni disperse di noi, che spesso sono troppo frammentate per ritornare a tariffa unità. Di fronte ai cocchi di un vaso che ci sta a cuore noi cerchiamo di incollare le varie parti, scelto la colla più trasparente e tenace, nascondendo il più possibile ogni sbeccatura, facendo finta che non sia mai accaduto e che tutto sia sia prima. Nelle ipotesi peggiori otteniamo tramite i tanti pezzi rotti con rammarico, ma facendocene una ragione: compreremo una cosa nuova. E se facessimo altrimenti?Se potessimo recuperare i frammenti sparsi per accostarli nuovamente e con un impasto di colla e polvere d'oro, ricomporre collegato, spalmando sulle fratture l'impasto dorato e così ricongiungere le parti. Il risultato sarebbe un oggetto diverso da quello di prima, segnato da un rigagnolo d'oro che sgorga luminoso dalle ferite. Un oggetto unico, un'opera d'arte di altrettanta grande bellezza. E ora immaginiamo le mani di Dio all'opera su ognuno di noi: dapprima nella nostra creazione e compreso occuparsi delle conseguenze dell'urto del peccato: le rotture dei legami, dei cuori e dei materiali, nonché delle sbeccature del maschio e delle crepe del dolore;contempliamo l'oro della Grazia, la vita del Figlio ricongiungere le nostre povere parti, vediamo la colla, la nostra natura, le nostre energie, la nostra forza e la nostra fede miscelarsi con l'oro della vita di Cristo, della Parola, dei sacramenti, della comunione fraterna. Ecco il vaso rinnovato dalla Grazia. Un capolavoro si ripete tutte le volte in cui Gesù tocca le persone, le guarisce, rende loro la vita e il saluto, ma toglierà la memoria del dolore o il segno della ferita, la sorpresa della fragilità).Accogliere e riconoscere in noi tutto questo è fondamentale per la nostra vita, nonché accompagnare, formare e far fiorire la vocazione è proprio partecipare a quest'opera artigianale di Cristo che ri-trova, ri-conduce, ricongiunge i pezzi separati del cuore ei frammenti dolorosi della vita per ri-portare all'unità. L'ultimo frammento che renderà l'opera compiuta sarà l'abbraccio con Gesù al termine della nostra vita: allora sarà tutto oro, come la piazza della città di Dio, la Gerusalemme nuova, colomba Colui che tiene sul trono dirà: ”Ecco, io faccio nuove tutte le cose ”(Ap 21,5). (Cfr. “Vocazioni” di maggio 2019, “La polvere e l'oro”). Preghiamo in particolare in questo mese per i nostri fratelli Emiliano Frattesi e Luigi.La Veglia di preghiera diocesana in preparazione dei due eventi si terrà venerdì 6 settembre –ore 21.15- nel Santuario della Madonna delle Grazie. Non dimentichiamo di accompagnare spiritualmente tutti i giovani diocesani nel discernimento vocazionale, in particolare le due sorelle Romina Giacconi e Federica Bucci in cammino con il Suore del Preziosissimo Sangue, la carissima Lucia Barchi a pochi giorni dal suo ingresso nel monastero claustrale delle Clarisse di San Benedetto del Tronto, la sorella Chiara Belardinelli da tempo nel monastero di San Severino e tutti i nostri cari seminaristi e candidati al diaconato. Infine vi chiedo di cuore di sostenere nella preghiera anche tutti i preti diocesani che sono collegati dal Vescovo a nuovi incarichi e missioni.

Contatti

Parrocchia San Massimiliano Kolbe:
Via San Massimiliano Kolbe, 1
60035 - Jesi (AN)
Tel. 0731 203036
smkjesi@smkjesi.it