SULLA MADONNA

5 - 12 maggio 2007

MAGGIO: LA "DEVOZIONE" A MARIA

Maria è diventata la mamma delle nostre paure, delle nostre rassegnazioni, la mamma dei marinai minacciati dal naufragio, dei viandanti sperduti sulle montagne, dei soldati che perdono sangue, dei figli senza più madre, delle madri senza più figli, degli uomini senza più casa né pane né Dio.

È il primo sabato del mese di maggio: la tradizione popolare intreccia questa ricorrenza cronologica con la figura di Maria secondo i canoni della devozione che possono talora sbavare verso forme sentimentali ma che contengono spesso un nucleo forte di spiritualità e di umanità.

È ciò che faccio dire a uno degli amici più cari che abbia mai avuto durante la mia vita, lo scrittore Luigi Santucci, morto nel 1999. È un passo tratto dal libro Chi è costui che viene? (Mondadori 1953) e coglie un aspetto significativo della devozione mariana che non di rado è rimasta come traccia indelebile anche nel cuore di chi ha del tutto abbandonato la fede dell'infanzia.

Sarà la sua maternità o la sua femminilità, la sua purezza o la sua sofferenza (la scena ai piedi della croce è straziante, pur non registrando nessuna lacrima di Maria), sarà la sua quotidianità oppure la scelta divina nei suoi confronti per compiere un mistero più grande di lei, sta di fatto che nei momenti più cupi, scanditi da paure, pericoli, tragedie, malattie è spontaneo invocarla.

Si ritrova in lei la via spianata verso quel Dio onnipotente che, però, quasi non si osa scomodare in modo diretto.

Si comprende, allora, perché la devozione mariana sia, da un lato, autenticamente cristiana perché ci conduce al Figlio suo e, d'altro lato, sia profondamente umana perché ci fa ritornare figli, nella semplicità dell'abbandono fiducioso e sereno.


Gianfranco Ravasi

(in "Avvenire" del 5 maggio 2007)

SABATO 8 DICEMBRE 2007

SOLENNITA' DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA

"Oggi la liturgia ci invita a celebrare il mistero di grazia che ha preservato la giovane di Nazareth, scelta per essere la madre del Salvatore, da ogni ombra di peccato.

Maria, una di noi, è dunque luce nella nostra oscurità, speranza nella nostra fragilità"

 

Sintonizzarsi sull’onda di Dio

 

“AVE MARIA”

E te ne vai, Maria, fra l’altra gente

che si raccoglie intorno al tuo passare,

siepe di sguardi che non fanno male

nella stagione di essere madre.

Sai che fra un’ora forse piangerai

poi la tua mano nasconderà un sorriso:

gioia e dolore hanno il confine incerto

nella stagione che illumina il viso.

Ave Maria, adesso che sei donna,

ave alle donne come te, Maria,

femmine un giorno per un nuovo amore

povero o ricco, umile o Messia.

Femmine un giorno e poi madri per sempre

nella stagione che stagioni non sente.

<<Il testo del brano… caratterizzato da una considerazione di una femminilità quasi celebrativa di una maternità inaspettata… è un omaggio alla donna nel momento del concepimento. La maternità è realisticamente intrisa di determinazione ad essere forte nelle difficoltà e nella sofferenza, quasi rivelazione dl proprio approccio al femminile mortificato, rassegnato agli eventi della vita, riscattato e reso perenne femminino attraverso una maternità che trascende e supera ogni altra esperienza, ogni stagione e ogni dolore, ogni lacrima e ogni età….

Ricordando… Fabrizio De Andrè, cantautore, poeta, innamorato sicuramente dell’umanità di Cristo, cultore segreto della bellezza di Maria, di cui sfiora l’incanto, indaga l’esperienza, cerca forse anche il segreto..., come madre e donna di sofferenza, attratto e, non temiamo di dire, sollecitato dalla sua libertà e dalla esperienza umana e divina>>.

Non si tratta di sacra scrittura, ma noi credenti non possiamo dimenticare <<che Dio ha sempre la libertà di parlare e dire qualcosa al nostro intimo, attraverso l’esperienza, la vita, la testimonianza implicita ed esplicita, d’altri…>>.

(C. Sinopoli, “Il cavaliere dell’Immacolata”, n.1-2 gennaio/febbraio 2009, pag. 20)

 

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