* è opportuno far precedere la lettura di Gv.3,1ss.*

“Chissà quante volte vi sarà capitato di girare attorno ad una persona, indecisi se vuotare il sacco o no, se parlargli o lasciar perdere, se dirgli tutto o far finta di niente.

La incontrate, ma è sempre accompagnata da altri, vi chiama per chiedervi un favore e voi glissate subito nell’attività da svolgere.

Vorreste parlargli, sentirlo dirgli qualcosa di vero sulla vostra vita, ma non ne siete capaci.

Un giorno finalmente la trovate da sola, tra voi e voi dite che è la volta buona e poi invece state a parlare di previsioni del tempo, sapendo che non interessano a nessuno dei due.

Ci sarà una volta buona?

E’ troppo importante quello che dovete dire e troppo bravo lui per darvi le risposte che vi premono.

Era forse così Nicodemo.

Lui sta tapinando Gesù da parecchio tempo.

Tutte le volte che lo sente gli nasce in cuore speranza, voglia di spaccare, desiderio di cambiare, di ricominciare da capo.

La sua vita è abbastanza agiata; ha già un buon posto tra i notabili.

È accreditato come persona per bene, è un capo, fa parte del governo di Israele, il Sinedrio.

Ma a lui non interessa quel che ha ottenuto, non gli riempie la vita.

La vita gli resta sospesa come se fosse sempre da rifare.

Finalmente riesce a trovare Gesù a quattr’occhi, di notte,

come tanti giovani vorrebbero poter incontrare rispose vere per la propria vita,

in un tempo tutto loro e insindacabile, lontano dagli sguardi degli adulti.

Comincia con un complimento, la sua condizione sociale non gli permette di andare subito al dunque.

E’ Gesù che taglia corto.

Se vuoi qualcosa di bello dalla vita devi ricostruirtela da capo, devi rinascere di nuovo, devi cambiare radicalmente, devi fare tabula rasa di tante idiozie in cui sei imbragato.

Hai in mente un ragazzino innocente e pulito? Così devi tornare.

E chi ti fa tornar così?

Non certo la medicina o l’estetica, o qualche operazione maxillo-facciale, è opera solo dello Spirito. C’è qualcosa che va al di là delle leggi che osservi e fai osservare, che proponi e che difendi: lo Spirito.

Apri la tua vita al suo soffio. Sei troppo ingabbiato.

Hai fatto della religione un legame e non una felicità, un banco delle imposte e non un vento di libertà. Siamo in un mondo diverso che è già cominciato con me.

Dio ha tanto amato il mondo da mandare suo Figlio ad affrontare una sofferenza inaudita per dirti quanto ci vuole bene e quanto il Tempio si sta allontanando dal suo progetto.

Non ti accorgi di quanto stai seduto invece che metterti a servizio della povera gente, all’ascolto del sussurro del mondo che vuole cose nuove, vuole spirito e vita e non leggi e gabelle?

La fede che porta Gesù non è in continuità con gli aggiustamenti umani, con le nostre furbizie. E’ sempre un nuovo, non è adattabile, non è mescolabile con tutto, non è un insieme di approssimazioni.

E’ una nuova nascita.

E’ dura, non è possibile rientrare nel seno della madre, non è frutto di nostalgia di tempi passati, è una novità assoluta.

La fede ti fa nuovo dentro e nuovo anche fuori se hai il coraggio di viverla.

Non si sa cosa ha fatto Nicodemo dopo questo dialogo serrato.

Sicuramente si è fidato di Gesù, ha spalancato le porte allo Spirito se, come dice il Vangelo, alla morte di Gesù si è unito a Giuseppe di Arimatea per sottrarre il corpo martoriato di Gesù all’infamia di una fossa comune, come sarebbe piaciuto al Sinedrio e ha preparato così il suo corpo alla Risurrezione”.

(Domenico Sigalini in "Dimensioni Nuove", febbraio 2007, pag. 4)

 

15 luglio 2007

DIO : l'eterno sconosciuto

"Non è facile parlare di Dio, noi che abbiamo eretto una pantheon di idoli: denaro, sesso, affari, potere, prestigio, successo".

Hanno detto di lui:

<<Il mondo senza Dio si presenta come un caos opprimente, eterno. E' un mondo amputato di ogni senso, direzione, punti di riferimento. Un mondo alla deriva>> (Kulakowski, filosofo polacco)

<<Non è vero che l'uomo posa organizzare la terra senza Dio. E' vero, invece, che senza Dio non si può che organizzarla contro l'uomo>> (Henri de Lubac, teologo francese)

<<Dio è la più pesante di tutte le parole umane. Nessun'altra è stata tanto imbrattata, tanto lacerata... per essa hanno ammazzato e per essa sono morti...>> (Martin Buber, filosofo ebreo)

<<Il tempo delle certezze sarebbe irrimediabilmente passato, l'uomo dovrebbe imparare a vivere in un orizzonte di totale assenza dissenso, all'insegna del provvisorio e del fuggevole. Parecchi autori, nella loro critica demolitrice di ogni certezza, contestano anche le certezze della fede>> (Giovanni Paolo II, papa)

Dio è appassionato dell'uomo, innamorato della sua creatura. L'amopre di Dio per l'uomo non si esaurisce nell'amore paterno-materno, ma assume i toni e i colori dell'amore sponsale. Dio anela a un rapporto intimo e profondo con l'uomo. Dio non è felice se non entra in sintonia profonda con l'uomo (Benedetto XVI, papa)

(da "Dimensioni nuove", ago-set 2007, pagg. 29

don Antonio Mazzi

"IL TEST ANTIDROGA NON FA IL BUON POLITICO"

<<I nostri parlamentari riescono a trasformare in carnevalesco persino il pericolo più drammatico che l'Italia sta correndo. Un centinaio di politici si fa i test contro la droga tra le risate del popolo e le battute di Alleanza nazionale:

Casini vende l'iniziativa come certificato di serietà politica. Quasi quasi cri crede con quella sua faccia da ragazzo dell'oratorio addestrat5o all'uso e all'abuso del sorriso.

E' da sempre che si trascina questa commedia attorno alla piazza di Montecitorio.

Se fossimo elettori coscienti le reazioni dovrebbero essere di ben altro taglio e più radicali. Accontentarsi di ministri e segretari di partito che esibiscono come loro migliore qualità la voglia di non drogarsi mi pare poco.

Lo spessore e la volontà dei responsabili della nostra Italia dovrebbe esternarsi con priorità più carismatiche e all'altezza dei tempi. E' vero che il panorama internazionale non è di alta qualità. Sono gli scandali presidenziali e riempire i telegiornali, non le virtù robuste di uomini maturi in stagioni povere di gratificazioni e ricche di ipocrisia. Ancora una volta ci allineiamo lungo la zona dei chiaroscuri politici europei.

Stando così le cose corriamo il rischio, per assurdo, che abbia ragione Casini. I suoi adagi melodrammatici fondati sui piccoli passi possiamo esprimerli così: per il momento accontentiamoci di non andare a prostitute, puliamo le borse dalle dosi di coca, beviamo acqua minerale, abbasso a gay e sposiamoci per la seconda volta. Il resto lo faremo nella prossima legislatura>>.

(da "Famiglia Cristiana" n. 32 del 12 agosto 2007, pag. 15).

PREGHIERA

(leggere prima il brano del Vangelo di Luca, 13,22-30)

Conosciamo bene il tuo messaggio,

abbiamo frequentato con assiduità il catechismo,

siamo venuti ogni domenica a celebrare l'Eucaristia...

Perché ora, Gesù, affermi di non conoscerci neppure?

Abbiamo ricevuto tutti i sacramenti che contrassegnano il percorso dei tuoi discepoli,

ci dichiariamo pubblicamente tuoi seguaci

e siamo in prima fila quando si tratta di difendere i valori cristiani...

perché ora, Gesù, dichiari di ignorare il nostro nome e la nostra provenienza?

Perché la tua porta non si apre

e non ci fai entrare nella sala del banchetto?

Perché ci umìli collocandoci agli ultimi posti,

facendo passare avanti tutti quelli che abbiamo da sempre considerati lontani da te,

distanti dalla salvezza, ignari del tuo Vangelo, persi per altre strade?

L'ingresso nel tuo Regno, allora, non è una passeggiata in discesa,

un percorso assicurato dalle etichette che ci siamo appiccicate,

dai proclami che abbiamo firmato, dalle tradizioni osservate con scrupolo.

L'ingresso nel tuo Regno prevede un passaggio per la porta stretta,

passaggio difficile e doloroso,

che attraversano solo quelli disposti ad affrontare, per amore, qualsiasi sacrificio.

(Roberto Laurita)

I COLORI DELLA PACE

Avevo una scatola di colori,

brillanti, decisi e vivi;

avevo una scatola di colori,

alcuni caldi, altri molto freddi.

Non avevo il rosso,per il sangue dei feriti,

non avevo il nero,per il pianto degli orfani,

non avevo il bianco,per la mani ed i volti dei morti,

non avevo il giallo,per le sabbie ardenti.

Ma avevo l'arancio per la gioia della vita,

ed il verde per i germogli ed i nidi,

e il celeste dei chiari cieli splendidi,

e il rosa per i sogni ed il riposo.

Mi sono seduta e ho dipinto la pace.

(Tali Sorek)

30 agosto 2008

 

 

PAOLO GIUNTELLA

un testimone della fede

 

E' morto il 22 maggio 2008.

Era un uomo libero, un credente appassionato, un testimone gioioso del Vangelo.

Un uomo radicato dentro una storia antica, con la passione per la pace che ha il nome della giustizia, un nomade che attraversava terre e confini.

Senza paure o risentimenti, senza ansie di accerchiamento, voglie di rivincita.

Ha scritto nel suo ultimo libro:

<<Noi siamo convinti di possedere la verità, mentre è il contrario.

E' la verità che ci possiede, e dunque ci rende liberi.

La verità non è una randello, appunto perché non è nostra:

non è un nostro possesso da imporre o custodire gelosamente.

La verità ci possiede: dunque dobbiamo ascoltare più che urlarla in faccia agli altri.

Dobbiamo servirla con i nostri comportamenti miti, umili...

<<Noi siamo un popolo in cammino.

Un popolo di uomini e donne in carne ed ossa.

Pieno di traditori e ubriaconi, ma anche di grandi testimoni che sono nel cuore dell'avventura cristiana.

Dobbiamo far crescere l'orgoglio che nasce da questo senso di parentela di uomini

capaci di cercare il loro Dio dentro le pieghe della storia>>.

 

dice Sant' Agostino

<<Canta e cammina!

O felice quell’alleluia cantata lassù!

O alleluia di sicurezza e di pace!

Là nessuno ci sarà nemico, là non perderemo mai nessun amico.

Là risuoneranno le lodi di Dio.

Certo risuonano anche qui. Qui, però, nell’ansia, mentre lassù nella tranquillità.

Ora cantiamo da persone che dovranno morire, lassù da immortali.

Qui nella speranza, lassù nella realtà.

Qui da esuli e pellegrini, lassù nella patria.

Ora cantiamo da viandanti, per alleviare le nostre angosce, per sollevarci dalla fatica e dalle asprezze della vita.

Canta e cammina.

Che significa camminare? Andare avanti nel bene, progredire nella santità….

Se progredisci è segno che cammini, ma devi camminare nel bene, devi avanzare nella retta fede, devi progredire nella santità.

Canta e cammina!>>.

Nel 2008 venti martiri cattolici

Un vescovo, 16 sacerdoti, 1 religioso e 2 volontari laici, venti persone in tutto.

E’ questo il bilancio degli operatori pastorali uccisi nel corso del 2008 nelle varie parti del mondo, secondo il tradizionale rapporto di fine anno diffuso dall’agenzia Fides.
Il caso certamente più noto riguarda la morte di monsignor Paulos Faraj Rahho, arcivescovo caldeo di Mosul, in Iraq, rapito il 29 febbraio all’uscita della chiesa dello Spirito Santo dopo aver celebrato la Via Crucis e ritrovato morto il 13 marzo successivo.
All’Asia spetta ancora il primato del continente più “pericoloso” per gli operatori cattolici: oltre all’arcivescovo iracheno hanno trovato la morte 6 sacerdoti e una volontaria laica, con India, Sri Lanka, Filippine e Nepal paesi bagnati dal loro sangue. Tra i sacerdoti uccisi il rapporto cita in particolare don Bernard Digal, il primo prete cattolico vittima della violenza anticristiana nello stato indiano dell’Orissa. Secondo le cifre fornite dai vescovi indiani, nell’Orissa sono stati uccisi in totale 81 cristiani mentre decine di migliaia sono i profughi. In India, ma nello stato dell’Andra Pradesh, è stato poi ucciso un altro sacerdote, il carmelitano p. Thomas Pandipallyil, sempre nel quadro delle violenze fondamentaliste indù.
Dopo l’Asia, nella classifica dei continenti più violenti contro gli operatori cattolici viene
l’America, con 5 sacerdoti uccisi: 2 in Messico e 1 in Venezuela, Colombia e Brasile. In Africa hanno invece perso la vita in modo violento 3 sacerdoti e 1 religioso (in Kenya, Guinea Conakry e Nigeria) e un volontario laico (Repubblica Democratica del Congo). Infine due sacerdoti uccisi anche in Europa, entrambi in Russia.
A questo elenco provvisorio – dice l’agenzia Fides – deve essere comunque aggiunta «la lunga lista dei tanti di cui forse non si avrà mai notizia, che in ogni angolo del pianeta soffrono e pagano anche con la vita la loro fede in Cristo».

 

dalla prima lettera ai Corinti

(7,29-31)

29 Questo vi dico, fratelli il tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; 30 coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; 31 quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno perché passa la scena di questo mondo!

Nel cap.7, l’apostolo affronta tre argomenti, profondamente legati tra loro:

l’onestà del matrimonio (7,1-9);

i doveri inerenti al vincolo matrimoniale (7,25-40);

l’eccellenza della verginità (7,25-40).

Anche Gesù aveva manifestato un particolare interesse nei confronti della verginità (Mt. 19,11-12), senza peraltro precisare alcun dettaglio al riguardo.

L’insegnamento di Paolo può essere sintetizzato in questo modo:

* il cristiano è chiamato ad essere “segno visibile” dell’amore di Dio e può rispondere a questa sua vocazione in due modi:

1. sposandosi: in questo caso l’amore dell’uomo per la donna e viceversa, è, in questo mondo, il segno visibile dell’amore di Dio per l’umanità, di Cristo per la Chiesa;

2. rimanendo vergine: in questo caso l’uomo o la donna sono ugualmente chiamati ad essere segno visibile dell’amore di Dio, ma accentuando la condizione del mondo futuro, della vita eterna, in cui non ci saranno né sposi, né sposati, ma ciò che conta sarà la nostra condizione di figli di Dio.

Questo tempo che si è fatto breve, è il tempo che intercorre tra l’incarnazione del Verbo e il suo ritorno nella gloria: un tempo in cui il cristiano è chiamato a preparare, nella responsabilità, il suo incontro con Cristo.

 

dalla prima lettera ai Corinti (7,32-35)

32 Io vorrei vedervi senza preoccupazioni chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; 33 chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, 34 e si trova diviso! Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito. 35 Questo poi lo dico per il vostro bene, non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti al Signore senza distrazioni.

Nell’affrontare il rapporto tra verginità e vita matrimoniale, l’apostolo Paolo usa l’immagine del teatro.

Il mondo è come una teatro in cui ciascuno di noi è chiamato a fare la sua parte e dobbiamo recitare bene la nostra parte, perché una recitazione fatta male non soddisfa il pubblico e fa perdere la fiducia in se stessi.

Nel brano proclamato in questa IV domenica del tempio liturgico "Ordinario", l’apostolo fa altre considerazioni, che il cristiano deve tenere nel dovuto conto, in vista di una scelta libera e consapevole.

Il brano va interpretato alla luce di quanto abbiamo ascoltato domenica scorsa: Passa la scena di questo mondo.

Ciascuno riprenderà la sua vita normale, che non è quella del matrimonio, del piacere, del possedere, del soffrire, ma quella di formare una sola cosa con il Signore morto e risorto.

E’ in questa luce che l’apostolo afferma: <<Chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore…Così la donna non sposata…. si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito;

Chi è sposato, invece, si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie… così la donna sposata si preoccupa di come possa piacere al marito…>>

Lo stato celibatario non viene giudicato migliore, ma è innegabile che può favorire una più intensa applicazione alle realtà del cielo e perciò prepara meglio all’incontro con Cristo.

Le inevitabili <<preoccupazioni>> del matrimonio e della famiglia, se non sono costantemente sublimate da una carità operante, facilmente “dividono” l’animo e distraggono dall’attendere a Dio.

La verginità non ha valore in sé se rimane una caratteristica soltanto fisica, cioè se è solo rinuncia all’esercizio fisico della sessualità: sarebbe una cosa troppo meschina perché il cristianesimo possa proporla come stato di vita ideale e perfetto.

La verginità acquista senso e diventa un valore in quanto permette di <<attendere continuamente al Signore, senza distrazioni>>.

Sant’Agostino direbbe: << La verginità della carne è un corpo intatto, la verginità del cuore è una fede incorrotta>>.

Per chi vuole incamminarsi sulla strada di Gesù, interrogarsi seriamente sul significato del matrimonio e della vita celibataria non è un lusso, ma un obbligo morale.

 

ss)

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