Per i Genitori

22-28 aprile 2007 = III settimana di Pasqua

C’è molta differenza tra l’essere “genitore” e l’essere “padre”:

* il genitore è colui che genera un figlio:

oggi, in genere, il figlio è frutto di un atto di amore, ma può essere anche frutto di un atto di violenza.

* “generare è questione di un attimo, di un gesto, di un atto di amore, ma anche di una ginnastica di organi, che poi finisce”: un genitore non è ancora un padre!

La paternità è un’acquisizione continua, è una conquista che si esprime nella relazione con chi è stato generato.

E si può diventare padre perfino di un figlio che non si è generato…

La paternità è una conquista.

* Ognuno da genitore deve diventare padre attraverso una metamorfosi ben più grande di quella che, durante la crescita, fa di un bambino un adolescente.

* L’adozione è un esempio di come si possa essere padre senza essere genitore; esprime il diritto di avere un padre, anche se l’adottato non conosce il proprio genitore.

La grandezza non sta nel generare, ma nel diventare padri.

Il genitore è necessario per nascere, il padre è necessario per vivere.

* Essere padre vuol dire essere capaci di amare.

Se l’amore è presente, allora ci sono le premesse per esercitare l’autorità che è amore, poiché fuori dell’amore l’autorità diventa prevaricazione e potere violento.

Se manca l’amore allora si può parlare di “padre malato”.

 

Famiglia, lavoro, festa

(10 giugno 2012)

 

Famiglia, lavoro e festa: sono le parole chiave del VII Incontro mondiale delle famiglie che si terrà a Milano dal 29 maggio al 3 giugno 2012.

«Un trinomio che parte dalla famiglia per aprirla al mondo: il lavoro e la festa sono modi con cui la famiglia trasforma lo "spazio" sociale e rende vivibile il "tempo" umano».

L'Incontro non interesserà solo la diocesi ambrosiana, ma tutte le Chiese di Lombardia e immediatamente propone una novità rispetto alle altre edizioni: la volontà di un cammino, di un percorso di avvicinamento "verso Milano", in cui le famiglie sappiano fare memoria e raccontare sia esperienze positive sia situazioni di crisi.

«Il racconto è lo strumento per eccellenza della memoria, perché permette di prendere distanza dagli eventi, di ricostruire così un filo rosso che li collega e, infine, di aprire finestre di speranza».

 

La celebrazione dell'Incontro metterà a fuoco tre modi di rendere vivibile la vita quotidiana: vivere le relazioni (la famiglia), trasformare il mondo (il lavoro) e umanizzare il tempo (la festa).

 

Famiglia

1. «La famiglia.

Il cuore dell'Incontro risiede nella famiglia.

Una prima necessità, soprattutto per i Paesi globalizzati è sottrarre la famiglia al suo regime di "appartamento".

Quando Gesù mette casa tra noi, il suo è un modo sì di abitare lo spazio, ma anche le forme della vita.

Per questo occorre mettere le case e le famiglie in rete; bisogna aprire la casa verso la società e, viceversa, bisogna che la società ritrovi casa attraverso le famiglie.

«La società non è una somma di individui ma il risultato di relazioni; una società che tesse la sua tela sull'ordito dei rapporti uomo-donna, genitori-figli, delle relazioni tra fratelli, soggetti che formano la trama della società civile.

Tutto si sviluppa in famiglia; è lì che s'impara a vivere la casa come insieme di relazioni ed è quell'esperienza che influisce sui modi di vivere la società.

In casa si trasmettono i valori fondamentali: la fiducia che la vita è buona perché ci è donata.

«La figura della madre, origine della vita, la sua gratuità nel donarci cura e presenza, è centrale in questo senso.

La responsabilità: la vita ricevuta deve essere spesa e donata a nostra volta.

E questo lo trasmette il padre, la voce che chiama, che ci proietta nel futuro, colui che si imita, il primo incontro con l'alterità.

Infine, in casa, s'impara l'apertura al mondo grazie alla relazione con i fratelli; rapportandoci a loro impariamo a percepire l'altro non come minaccia ma come promessa». La diocesi di Milano e il Pontificio consiglio per la famiglia hanno realizzato 10 catechesi, documento base dell'evento e della sua preparazione, testo di riflessione su cui orientare il cammino che ci porta all'Incontro, per illuminare l'intreccio tra l'esperienza della famiglia e la vita quotidiana nella società e nel mondo.

 

2. «La famiglia abita il mondo con il lavoro e attraverso il lavoro il mondo stesso viene reso abitabile.

Il lavoro inteso non solo come sostentamento ma anche come strumento d'identità.

Per questo duplice aspetto, il lavoro crea anche situazioni di criticità: per l'uomo, perché la mancanza di lavoro è motivo di crisi identitaria; per la donna, perché comporta difficoltà nella conciliazione con la gestione della casa; e per i giovani, perché la precarietà del lavoro rimanda l'incontro con il mondo e con la realtà».

 

3. Ultima parola chiave è la festa.

«La famiglia umanizza il tempo con la festa: giorno in cui l'uomo dismette i panni del soggetto di produzione per diventare soggetto di liberi legami.

Giorno, quello della festa, in cui cambiare passo per dare senso e umanizzare anche gli altri sei!

Anche la festa presenta dei rischi: di ridursi al tempo libero, a essere semplice intervallo tra le fatiche, per rimettere ancora l'uomo a lavorare.

La festa, diversamente, celebra che l'uomo è "signore" del tempo, può permettersi di perdere tempo sapendo che non è tempo perso.

Festa è anche riposo, tempo per l'uomo, per sé, per l'altro e per Dio.

Tempo dell'eucaristia (la domenica), tempo per la comunità, la carità e la missione.

«Chiariti i temi e le novità dell'Incontro, una volta "spente le luci" che cosa vi augurate che resti?

«Una volta conclusa la settimana, la speranza è che i temi, le criticità sollevate e le esperienze d'incontro con le famiglie di tutto il mondo rimangano patrimonio per ossigenare in modo nuovo il trinomio famiglia, lavoro e festa.

E dare un volto più umano alla vita quotidiana».

 

(da “Vita Pastorale” – maggio 2012)

 

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