PREGHIERE

Preghiera

Santa Maria, tu appartenevi a quelle anime umili e grandi in Israele che, come Simeone, aspettavano « il conforto d'Israele » e attendevano, come Anna, « la redenzione di Gerusalemme » .

Tu vivevi in intimo contatto con le Sacre Scritture di Israele, che parlavano della speranza – della promessa fatta ad Abramo ed alla sua discendenza . Così comprendiamo il santo timore che ti assalì, quando l'angelo del Signore entrò nella tua camera e ti disse che tu avresti dato alla luce Colui che era la speranza di Israele e l'attesa del mondo. Per mezzo tuo, attraverso il tuo « sì », la speranza dei millenni doveva diventare realtà, entrare in questo mondo e nella sua storia. Tu ti sei inchinata davanti alla grandezza di questo compito e hai detto « sì »: « Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto » .

Quando piena di santa gioia attraversasti in fretta i monti della Giudea per raggiungere la tua parente Elisabetta, diventasti l'immagine della futura Chiesa che, nel suo seno, porta la speranza del mondo attraverso i monti della storia.

Ma accanto alla gioia che, nel tuo Magnificat, con le parole e col canto hai diffuso nei secoli, conoscevi pure le affermazioni oscure dei profeti sulla sofferenza del servo di Dio in questo mondo.

Sulla nascita nella stalla di Betlemme brillò lo splendore degli angeli che portavano la buona novella ai pastori, ma al tempo stesso la povertà di Dio in questo mondo fu fin troppo sperimentabile. Il vecchio Simeone ti parlò della spada che avrebbe trafitto il tuo cuore, del segno di contraddizione che il tuo Figlio sarebbe stato in questo mondo. Quando poi cominciò l'attività pubblica di Gesù, dovesti farti da parte, affinché potesse crescere la nuova famiglia, per la cui costituzione Egli era venuto e che avrebbe dovuto svilupparsi con l'apporto di coloro che avrebbero ascoltato e osservato la sua parola. Nonostante tutta la grandezza e la gioia del primo avvio dell'attività di Gesù tu, già nella sinagoga di Nazaret, dovesti sperimentare la verità della parola sul « segno di contraddizione » . Così hai visto il crescente potere dell'ostilità e del rifiuto che progressivamente andava affermandosi intorno a Gesù fino all'ora della croce, in cui dovesti vedere il Salvatore del mondo, l'erede di Davide, il Figlio di Dio morire come un fallito, esposto allo scherno, tra i delinquenti. Accogliesti allora la parola: « Donna, ecco il tuo figlio! » . Dalla croce ricevesti una nuova missione. A partire dalla croce diventasti madre in una maniera nuova: madre di tutti coloro che vogliono credere nel tuo Figlio Gesù e seguirlo. La spada del dolore trafisse il tuo cuore.

Era morta la speranza? Il mondo era rimasto definitivamente senza luce, la vita senza meta? In quell'ora, probabilmente, nel tuo intimo avrai ascoltato nuovamente la parola dell'angelo, con cui aveva risposto al tuo timore nel momento dell'annunciazione: « Non temere, Maria! ». Quante volte il Signore, il tuo Figlio, aveva detto la stessa cosa ai suoi discepoli: Non temete! Nella notte del Golgota, tu sentisti nuovamente questa parola. Ai suoi discepoli, prima dell'ora del tradimento, Egli aveva detto: « Abbiate coraggio! Io ho vinto il mondo ». « Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore » . « Non temere, Maria! » Nell'ora di Nazaret l'angelo ti aveva detto anche: « Il suo regno non avrà fine » .

Era forse finito prima di cominciare? No, presso la croce, in base alla parola stessa di Gesù, tu eri diventata madre dei credenti. In questa fede, che anche nel buio del Sabato Santo era certezza della speranza, sei andata incontro al mattino di Pasqua. La gioia della risurrezione ha toccato il tuo cuore e ti ha unito in modo nuovo ai discepoli, destinati a diventare famiglia di Gesù mediante la fede.

Così tu fosti in mezzo alla comunità dei credenti, che nei giorni dopo l'Ascensione pregavano unanimemente per il dono dello Spirito Santo e lo ricevettero nel giorno di Pentecoste. Il « regno » di Gesù era diverso da come gli uomini avevano potuto immaginarlo.

Questo « regno » iniziava in quell'ora e non avrebbe avuto mai fine. Così tu rimani in mezzo ai discepoli come la loro Madre, come Madre della speranza.

Santa Maria, Madre di Dio, Madre nostra, insegnaci a credere, sperare ed amare con te. Indicaci la via verso il suo regno! Stella del mare, brilla su di noi e guidaci nel nostro cammino!

(dall'Enciclica "Spe salvi" di Benedetto XVI)

14 gennaio 2007 - Vangelo di Giovanni 2,1-12

Preghiera

<<Non hanno vino>>:

è tua madre ad accorgersene, Gesù, e a segnalarti una situazione imbarazzante.

La festa sta per finire: non si può brindare con l'acqua.

L'allegria diventerà vergogna per non aver provveduto al necessario.

E la storia, quella di un matrimonio dove non c'era da bere, sarà destinata a rimanere nella memoria del villaggio.

<<Non hanno più vino>>:

è tua madre a fartelo sapere con la discrezione e la delicatezza di chi vede il problema, ma non vuole fare strepito, non vuole mettere a disagio, e tuttavia desidera risolvere le difficoltà.

<<Non hanno più vino>>:

è in fondo ciò che accade ad ogni coppia e ad ognuno di noi.

Prima o poi le nostre risorse, quello che avevamo preparato, quello che era stato messo da parte,

viene meno e ci ritroviamo con la nostra fragilità, con la nostra penuria,

incapaci di venirne fuori da soli, con le nostre esigue forze.

Sì, solo tu, Gesù, il Messìa atteso, puoi trasformare la nostra acqua nel vino di una rinnovata fiducia e speranza.

(Roberto Laurita)

20-26 maggio 2007

"Possa la strada alzarsi per venirti incontro.

Possa il vento soffiare sempre alle tue spalle.

Possa il sole splendere sempre sul tuo viso

e la pioggia cadere soffice sul tuo giardino.

E fino a che non ci incontreremo di nuovo,

possa Dio tenerti nel palmo della sua mano"

(Benedizione irlandese)

20-27 ottobre 2007

Chiesi a Dio di essere forte per eseguire progetti grandiosi:

Egli mi rese debole per conservarmi nell'umiltà.

Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese:

Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio.

Gli domandai la ricchezza per possedere tutto:

mi ha fatto povero per non essere egoista.

Gli domandai il potere perché gli uomini avessero bisogno di me:

Egli mi ha dato l'umiliazione perché io avessi bisogno di loro.

Domandai a Dio tutto per godere la vita:

mi ha lasciato la vita perché potessi apprezzare tutto.

Signore, non ho ricevuto niente di quello che chiedevo,

ma mi hai dato tutto quello di cui avevo bisogno

e quasi contro la mia volontà.

Le preghiere che non feci furono esaudite.

Sii lodato, o mio Signore, fra tutti gli uomini

nessuno possiede quello che ho io.

(K. Kilgour)

6 aprile 2008

"Di domenica in domenica, Gesù, tu percorri con noi la strada di Emmaus.

Ci trovi per strada, delusi, incapaci di dipanare il senso degli avvenimenti, sconcertati ed avvolti nelle tenebre.

Tu ti metti in ascolto delle nostre pene e delle nostre fatiche e ci fai raccontare ciò che sta accadendo.

Solo allora prendi la parola e i testi, sulle tue labbra, acquistano una luce nuova, diventano fuoco ardente che accende i nostri cuori e rischiara la nostra notte.

Tu non elimini lo scandalo che proviamo davanti alla croce, ma ci fai vedere ciò che conta:

l'amore più forte del peccato, la vita che sconfigge la morte, il disegno di Dio che si realizza al di là di ogni previsione.

Di domenica in domenica, Gesù, tu ti fermi nella nostra casa, accetti di essere nostro ospite:

lo fai per donarci ancora una volta quel Pane che, solo, può saziarci, il tuo Corpo spezzato per la nostra salvezza,

così noi possiamo scoprire di essere destinati a partecipare, come tuoi ospiti, al banchetto della vita, per sempre"

(Roberto Laurita in "Servizio della Parola" n. 396, pag. 88)

 

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