ACG (= Azione Cattolica Giovanissimi o Giovani)

 

L'incontro per i GIOVANI

si terrà nei locali del Vicariato, in via P. Nenni

animati da don Claudio Procicchiani

 

=====================================================

 

“L’educatore cristiano”

(anno 2005)

Premesse

1. La fede: un’esigenza o un dono?

E’ un’esigenza perché spesso le nostre conoscenze si arrestano di fronte al mistero e allora siamo costretti ad ammettere l’esistenza di un Essere Superiore.

E’ un dono perché prima di fare esperienza della limitatezza della nostra intelligenza, l’Essere Superiore ci viene incontro e si manifesta a noi, per quello che possiamo capire.

Nel cristianesimo la fede è un dono:

Dio si è manifestato agli uomini per mezzo dell’umanità di Gesù Cristo.

Il dono è evidentemente per tutti, ma poiché l’umanità di Gesù è circoscritta ad un luogo, ad un tempo, ad un popolo, inevitabilmente non tutti riconoscono in questa umanità lo strumento della rivelazione di Dio.

* Fino a che punto voi, educatori cristiani, siete convinti che solo attraverso Gesù potete confessare la vostra fede in Dio?

* Se accettate la mediazione di Gesù Cristo, bisogna che accettate anche la mediazione dei segni che Gesù Cristo ha lasciato alla sua Chiesa, dopo la sua ascensione al cielo.

* Se negate la mediazione di Gesù, dovete ammettere che la vostra fede in Dio è un’illusione, al massimo un tranquillante per la vostra coscienza che non riesce a dare una spiegazione dei tanti misteri presenti nel mondo.

 

2. Dunque, la vostra fede deve fare i conti con Gesù Cristo, con la sua persona, con il suo modo di mettersi in relazione con il Padre, con gli uomini e le donne, con il creato.

Voi dovete essere in grado di amarlo sopra ogni cosa, di intrattenervi con lui per mezzo della preghiera, intesa come meditazione, adorazione, ringraziamento.

Dovete saper esclamare con il salmista: <<Gustate e vedete com’è buono il Signore! Beato l’uomo che si rifugia in lui>> (Sal. 34,9).

Quanto tempo avete dedicato alla meditazione personale sull’episodio di Marta e Maria. che quest’anno fa da sfondo all’attività dell’A.C.?

Quanto vi siete dati da fare per procurarvi un buon commento che vi aiutasse a penetrare dentro il significato di quel brano?

Che cosa significa per la vostra spiritualità il tempo della Quaresima?

<<Conosci, o cristiano, la tua dignità!>> (san Leone Magno)

Qual è il compito dell’educatore cristiano?

La risposta nasce dalla consapevolezza del proprio inserimento, e di coloro a cui è rivolta l’attività educativa, nel corpo di Cristo per mezzo del Battesimo-Cresima-Eucaristia: qui sta la radice della nostra dignità e della nostra grandezza.

Nel Battesimo, infatti, siamo stati inseriti in Cristo: sacerdote, re e profeta e nel Battesimo è iniziato il nostro cammino di santità.

Partecipi del sacerdozio di Cristo

L’espressione non è di facile comprensione, come spesso avviene nel linguaggio della fede, ma la sua comprensione è indispensabile per dare un senso al nostra parlare a e al nostro pregare.

In ogni religione il sacerdozio è considerato come una mediazione tra l’uomo e Dio.

Nella vita intratrinitaria il Figlio di Dio, l’Unigenito Figlio del Padre non può essere mediatore, perché manca un termine (quello umano) da congiungere e, quindi, non può essere sacerdote.

La mediazione di Cristo inizia pertanto con la sua incarnazione: al momento del “sì” di Maria il corpo di Cristo è segno e strumento della sua mediazione.

L’incarnazione di Cristo ha segnato anche l’inizio della sua ubbidienza visibile al Padre:

<<Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato a compiere la sua opera>> (Gv. 4,34)

<<Non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato>> (Gv. 5,30)

<<Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato>> (Gv. 6,38).

Questa adesione di Cristo alla volontà del Padre è un’adesione libera, consapevole, interiore, ma visibile attraverso il suo corpo. La croce è la manifestazione visibile dell’ubbidienza invisibile, ma reale, di Cristo al Padre:

<<Signore, tu non hai voluto sacrifici e offerte, ma mi hai formato un corpo. Non ti piacciono offerte di animali e sacrifici per togliere i peccati. Allora ho detto: Eccomi, o Dio, io vengo a fare la tua volontà…>> (Eb. 10,5-7).

Noi partecipiamo del sacerdozio di Cristo nella misura in cui manifestiamo la nostra ubbidienza interiore a Dio, attraverso il nostro corpo.

L’educatore cristiano deve evitare due rischi:

- quello di vivere la fede in modo solo privatistico e interiore;

- quello di ridurre la fede alla sola pratica esteriore, affidando unicamente ai riti il proprio rapporto con Dio.

Solo coniugando insieme questi due atteggiamenti, l’educatore può essere in grado di trasmettere agli altri la bellezza della fede.

La preghiera non fa il cristiano, ma il cristiano non può fare a meno della preghiera.

La partecipazione all’eucaristia non fa il cristiano, ma il cristiano non può fare a meno dell’Eucaristia, soprattutto nel giorno del Signore.

La partecipazione alla vita della comunità non fa il cristiano, ma il cristiano non può fare a meno di partecipare attivamente e lealmente alla vita della comunità, secondo i propri carismi.

Un educatore che non prega, non partecipa attivamente all’Eucaristia e alla vita della comunità, non educa alla fede, ma fa un’altra cosa, che lo può anche gratificare, ma non sarà mai un servizio nel senso cristiano del termine.

Come vedo gli educatori ACR.

Sono giovani che vivono con entusiasmo la propria fede:

1. Sanno motivarla e ri-motivarla continuamente a sé stessi, in un confronto costante con quanti hanno la stessa fede e, magari, anche con chi ha prospettive diverse.

2. Hanno assimilato le ragioni del celebrare la fede, soprattutto dell’Eucaristia domenicale, ma anche di altri momenti che scandiscono l’anno liturgico.

3. Sanno dire la fede con la vita, manifestando:

- passione per quello che fanno;

- amore per i ragazzi ai quali si rivolgono;

- inventiva nel trovare spazi da condividere al di là della parola: momenti di festa, ma anche di impegno orientato a qualcosa di utile per sé e per gli altri.

 

Contatti

Parrocchia San Massimiliano Kolbe:
Via San Massimiliano Kolbe, 1
60035 - Jesi (AN)
Tel. 0731 203036
smkjesi@smkjesi.it