26 GENNAIO 2020 - III DOMENICA DEL T.O. - DOMENICA DELLA PAROLA

In Galilea Gesù inizia il suo ministero. La sua parola è luce che dirada le tenebre e scalda i cuori, la sua chiamata trasforma la vita dei primi discepoli. Mettiamoci anche noi al seguito del Maestro, per essere da lui guidati alla pienezza della vita. - Oggi ricorre la Domenica della Parola.

Nelle tenebre sorge una luce, nasce il nuovo popolo di Dio

Con questa domenica del tempo ordinario inizia l’ascolto del Vangelo secondo Matteo. Oggi ci viene presentato Gesù che, avendo saputo dell’arresto di Giovanni Battista, in una sorta di ritirata prudenziale, torna in Galilea, «nella terra di Zàbulon e di Nèftali», una citazione del profeta Isaia (I Lettura). Si compiono le Scritture. La predicazione di Gesù inizia con la chiamata dei primi quattro discepoli: Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni. Nella «Galilea delle genti» nasce il nuovo popolo di Dio che Gesù invita alla conversione, al cambiamento di mentalità e del proprio modo di agire perché «il regno dei cieli è vicino». Il popolo d’Israele è sempre rivolto al futuro, alle promesse. Con Gesù il futuro è diventato presente. La speranza e le attese dei profeti si realizzano: siamo chiamati a cambiare i nostri egoismi in amore. Cristo Gesù non può essere diviso, ci ricorda l’apostolo Paolo (II Lettura). La fede nell’unico Salvatore deve esprimersi ed essere testimoniata in una vera unità che la grazia del Signore trasforma in comunione. Questa comunione è l’impegno che la parola di Gesù oggi chiede a ciascuno di noi.

Beato Alberto Marvelli, ingegnere e manovale della carità

«Domani compio 18 anni e propongo in tutto di essere più buono. Mi sforzerò di imitare Pier Giorgio Frassati». Alberto Marvelli scrive così nel suo diario, nel marzo 1936. Frassati, morto qualche anno prima, è per lui fonte di ispirazione per una vera vita cristiana laica. Sente nel profondo di esservi chiamato, dal lavoro alla politica, dallo sport alla vita sentimentale (si innamora, non ricambiato, di una ragazza conosciuta in vacanza). Alberto vive tutto come una strada che lo avvicina a Dio. Per questo usa i molti talenti di cui è dotato per servire il prossimo. A Rimini, frequenta l’oratorio dei Salesiani e l’Azione Cattolica. Chiamato alle armi, durante la guerra, ma soprattutto dopo la fine, si spende in ogni modo per gli altri. Con la corona del Rosario in mano, pedala da una parte all’altra della città per portare cibo, vestiti e lasciapassare. Riesce persino ad aprire alcuni vagoni già piombati e carichi di deportati verso i campi di concentramento, e a farli scappare. Contribuisce a fondare le Acli, diventa presidente dei laureati cattolici, apre una università popolare. Entrato nella Dc è consigliere comunale e assessore ai lavori pubblici; una sera, mentre pedala verso un comizio elettorale, viene investito (!) da un camion. Muore il 5 ottobre del 1946, a soli 28 anni. È stato beatificato da Giovanni Paolo II nel 2004. Testi tratti dalla mostra I santi della porta accanto, promossa dall’Associazione don Zilli e dal Centro Culturale San Paolo.

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